Guzzo: «Siamo a servizio della città Per fallire questa missione basta una risposta sbagliata»
08/04/2026
di Karl Zilliken – Il Giornale di Vicenza, 8 aprile 2026
«Dobbiamo prenderci cura della città e dei cittadini». È la frase che sintetizza meglio il mandato di Angelo Guzzo, 66 anni, amministratore unico uscente di Amcps Valore Città. Due anni e mezzo dentro una macchina complessa, fatta di servizi quotidiani e interventi straordinari. Lo incontriamo mentre rientra "in bottega", tra telefonate e impegni.
Guzzo, siamo davvero ai titoli di coda?
Formalmente sì, ma decide il sindaco. Se devo passare il testimone lo farò volentieri, spiegando tutto a chi arriva. Se invece mi verrà chiesto di continuare, andrò avanti.
Due anni e mezzo bastano per capire una realtà così vasta?
Devono bastare. Qui non fai una cosa sola: fai tutto. Dalla manutenzione delle scuole ai cimiteri, dalle case popolari al verde. È un'azienda che lavora senza mai fermarsi.
È questo che la rende più impegnativa?
Sì, perché non hai mai una fine. Non è un ciclo produttivo: è un servizio continuo. E devi sempre essere all'altezza.
Qual è l'esperienza che le resta più impressa?
La passione delle persone. Quando c'è un problema in una scuola o in un quartiere, partono subito. Questo è il vero patrimonio.
E tra gli eventi più significativi?
Ce ne sono tanti. L'Adunata degli alpini, per esempio. Oppure situazioni impreviste, come quando un'auto ha distrutto parte del ponte San Michele: lì capisci cosa vuol dire intervenire su un bene storico, con le procedure e i tempi della Soprintendenza.
Il Parco della Pace è uno dei simboli di questo mandato…
Assolutamente. Ricordo quando il sindaco disse: "Dovete aprire per il primo settembre". Io pensavo fosse il settembre dell'anno dopo. Invece no. E lì si è vista la capacità della squadra: lavorare in tempi stretti e arrivare pronti.
La quotidianità però pesa quanto gli eventi straordinari
Forse di più. I servizi cimiteriali, il crematorio, le case popolari. Basta una risposta mancata in un momento delicato e hai fallito. È una responsabilità enorme.
C'è anche il tema della casa…
È uno dei nodi principali. Gli affitti sono troppo alti rispetto agli stipendi. Il patrimonio pubblico va gestito, ma servono risorse. Non è semplice e ci si deve lavorare tutti insieme, a partire dalla Regione.
E l'apertura ai Comuni della cintura?
È una sfida importante. Vuol dire costruire una visione più ampia, portare servizi anche fuori. Nuovi soci, nuovi equilibri. È un passaggio delicato.
Se tornasse indietro accetterebbe di nuovo?
Sì. Anche sapendo quanto è complesso. Perché senti di fare qualcosa di utile per la città.
Cosa si porta via?
L'idea che dobbiamo prenderci cura della città e dei cittadini. Anche nelle piccole cose: migliorare un ufficio, rendere più dignitoso un ambiente di lavoro.
E quei 62 scalini per arrivare in ufficio?
Sono il simbolo perfetto: niente scorciatoie.
